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Olasz résztvevők az ITADOKT-konferenciáról

Itadokt – Dal testo alla rete: impressioni dall’Italia

Durante i tre giorni passati lungo le rive del Danubio, all’Istituto italiano di cultura in Bródy Sándor utca e all’Università ELTE, abbiamo ascoltato relazioni di ottimo livello e abbiamo, soprattutto, cominciato a costruire una rete di rapporti con i colleghi e amici ungheresi. Il titolo del convegno, Itadokt – Dal testo alla rete, nella sua felice essenzialità riesce a tenere insieme due esigenze irrinunciabili per chi lavora nel campo dell’italianistica: lo studio diretto del testo (scritto, figurato o multimediale) e il dialogo tra studiosi, senza il quale anche un’ottima ricerca rischia di avere il respiro corto, di ripiegarsi e chiudersi nell’accademia. Il programma ha consentito una panoramica davvero ricca e ben assortita dell’orizzonte degli studi che si svolgono non soltanto in numerose università italiane e ungheresi, ma anche in quelle di altri Paesi europei. Si sono potute così mettere a confronto metodologie e differenti approcci al testo. E ce n’è stato veramente per tutti i gusti: dagli interventi di medievalistica a quelli di contemporaneistica fino alla “mattinata dantesca”. Se si dovesse individuare un minimo comun denominatore tra gli ambiti e le tematiche proposte, sarebbe certamente ancora quello della “rete”, intesa in senso culturale e letterario, a imporsi. L’avvicendarsi di discorsi su testi diversi ha permesso di cogliere come la letteratura e, in generale, le arti, si formino, vivano e respirino all’interno di una fittissima maglia di rimandi verticali e traversali che dall’antichità greca e latina arrivano alla beat generation.

 

Il dibattito, grazie anche alla primavera, non è rimasto confinato alle aule universitarie: le discussioni sul cinema di Pasolini e sui finanziamenti all’arte, sulla filologia dantesca e sul teatro di Goldoni sono proseguite per le strade, nei parchi, nei ristoranti e nei caffè di Budapest, città aperta e culturalmente vivace. La letteratura, dunque, come forma d’incontro. Sin dal primo giorno il dialogo e la fitta collaborazione, tra noi dottorandi e i professori, sono state la cifra distintiva del convegno: parlare, discutere, confrontarsi sugli argomenti di studio e di lavoro, dentro e fuori dalle aule dell’Università, la mattina sui tram della città e la sera, seduti attorno a un tavolo, a cena. Oltre alle numerose relazioni divise in sei sessioni, un esempio davvero positivo è venuto dal seminario sul ‘futuro della filologia’, tra Petrarca e le nuove prospettive digitali per l’edizione di testi antichi e moderni; e poi da altri workshop, momenti di lettura e di riflessione. C’è stato infatti modo, grazie al workshop sulla letteratura ungherese in italiano, di affrontare tematiche di traduttologia, accompagnate dall’ottima interpretazione di brani, offerta da attori e organizzatori.

 

Le lunghe ore in treno (causa nube vulcanica e, ahinoi, blocco degli aeroporti) sono state davvero ben spese, pensando all’accoglienza fraterna che abbiamo ricevuto: sono stati, quelli budapestini, quattro giorni di full immersion nella ‘rete’ della letteratura, nell’incontro, reale e, dopo il nostro rientro in Italia virtuale, dove la conoscenza con i colleghi ungheresi sta diventando concreta cooperazione (spesso per un semplice consiglio bibliografico, o per approfondire un aspetto emerso all’interno di una relazione).

 

I volti e i nomi incontrati sono stati dunque tanti, a noi piace ricordare, fra gli altri, tutti gli organizzatori del convegno (Eszter, Éva, Judit, Anikó, Dávid e tanti altri) veri protagonisti delle giornate, che con la loro squisita accoglienza e il non comune affetto dimostratoci hanno dato un valore aggiunto, di non poco conto, agli intensi momenti culturali e di amicizia trascorsi insieme. La presenza costante fra noi dei professori Endre Szkárosi, József Takács e del “nostro” Giuseppe Frasso ha contribuito ad un clima di vera rete, di condivisione umana e professionale fra maestri e discepoli.

Rita Zama, Sarah Sivieri, Valentina Marchesi, Paolo Pedretti


Válogatás a résztvevők leveleiből:

È un ricordo bellissimo ed è stata una delle più belle esperienze che il dottorato mi abbia
permesso di vivere.

 

Care amiche, caro amico,

vorrei esprimervi la più sincera e viva gratitudine per la vostra gentile e affettuosa accoglienza. Vorrei anche porgervi le mie congratulazioni per l'ottimo lavoro organizzativo che avete svolto e augurarvi pieno successo per il lavoro scientifico nel quale siete impegnate/i.

 

Un semplice e intenso grazie a tutti per la bella esperienza del convegno di Budapest. La vostra accoglienza ha reso l'interessante convegno ancora più bello e proficuo.

 

Vogliamo ringraziarvi della bellissima esperienza che grazie al vostro progetto abbiamo potuto vivere. Il convengo, la conoscenza di un ambiente vivace e pronto al confronto, l'incontro con tutti voi sono stati momenti di grande importanza e di forte emozione.

 

Spero sinceramente che ci saranno altre occasioni per incontrarci, l'esperienza del  convegno è stata davvero emozionante!



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