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Luigi il Grande re d’Ungheria nel castello di Padova

Luigi il Grande re d’Ungheria nel castello di Padova


La novità più grande, anche per i padovani stessi, è scoprire che Padova ha un castello. L’oblio di questo monumento tanto significativo per l’identità culturale di Padova, è in parte imputabile agli ultimi due secoli della sua storia: dal 1807 al 1992 è stato il carcere della città, circondato, protetto e nascosto da un alto muro invalicabile.
Nel 2006 è iniziata la lunga fase del recupero del castello trecentesco, con lavori di messa in sicurezza e campagne di scavo archeologico e di analisi degli elevati. In uno di questi interventi sono venuti alla luce gli affreschi ricoperti da strati di intonaco della cella n. 77, che raffigurano le insegne di Luigi il Grande, re d’Ungheria, alleato dei Carraresi, signori di Padova.

In breve la storia del castello di Padova.
Nel 1242 il tiranno di Padova Ezzelino da Romano (Dante Inf. XII, 108-109), termina la costruzione del suo castello attorno alla Torlonga, la poderosa torre difensiva costruita nel X secolo nell’angolo sud della città. Cacciato il tiranno nel 1256, Padova torna a essere un libero comune e il castello mantiene la sua funzione militare, ossia caserma e ricovero di armi. Nel 1374 Francesco da Carrara (signore di Padova dal 1350 al 1388), fa costruire una fortezza utilizzando la struttura di Ezzelino: in soli 4 anni si innalza un castello circondato da un fossato d’acqua, con due alte torri, due grandi porte difese da torri e ponte levatoio, una corte minore e una grande corte di forma quadrangolare sulla quale affacciano le quattro ali a più piani con sale di ricevimento, alloggi e ambienti di servizio. Un castello con splendide e raffinate decorazioni, che aveva funzione difensiva, ma era anche sede di rappresentanza dei Carraresi che avevano la sede amministrativa e i palazzi di abitazione nella Reggia, nel cuore della città accanto al Duomo e alla residenza del vescovo. Nel 1405 termina il potere della signoria carrarese e Padova passa sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Il castello carrarese, pur perdendo la funzione difensiva, mantiene la destinazione militare: deposito di armi, caserma, luogo per le esercitazioni militari. Nel 1767 l’Università di Padova trasforma la Torlonga in specola, cioè in osservatorio astronomico (oggi sede del Museo “La Specola”). Il resto del castello continua a languire in uno stato di semiabbandono e trascuratezza, a maggior ragione dopo il 1797, quando la Repubblica di Venezia decade e si instaurano alternativamente governo napoleonico e governo asburgico. Nel 1807 il governo napoleonico istituisce anche a Padova una casa di forza scegliendo il vecchio castello, che viene quindi trasformato per il nuovo uso. Il carcere di Padova resta quindi nel centro storico della città fino al 1992: trasferiti gli ultimi detenuti nel “Due Palazzi” inizia per l’ex castello carrarese un periodo di totale abbandono. Nei due secoli di vita carceraria il castello di Padova subisce pesanti e radicali trasformazioni che includono anche la costruzione di nuovi edifici e servizi
Nel 2006 inizia la lunga fase di recupero del castello: un po’ alla volta, mettendo insieme documenti e cronache già note con i risultati delle indagini archeologiche e delle analisi degli alzati, si va ricostruendo la lunga storia e la complessa fisionomia del castello di Padova.

Tra le decorazioni, tutte di epoca carrarese, che emergono sotto gli intonaci degli ambienti del carcere, nel 2007 si scopre la più sorprendente, suddivisa in tre registri: quello inferiore imita un paramento verde; la fascia centrale è occupata da grandi cornici polilobate che contengono alternativamente uno scudo partito con fasce rosse e bianche da un lato e i gigli angioini dall’altro, e un elmo con cimiero, costituito da una testa di struzzo coronata, tra due penne di struzzo, che tiene nel becco un ferro di cavallo. Il fregio superiore reca, entro cornici polilobate, le stesse insegne, stemma regale ungherese-angioino e cimiero, alternati a raffinati profili femminili e maschili in monocromo. Lo struzzo dal cui becco pende un ferro di cavallo rappresenta il potere regale che ha sottomesso i cavalieri e i singoli signori locali (il grande uccello ha già ingoiato cavallo e cavaliere), è l’insegna di Luigi il Grande (ossia Luigi, o Ludovico, d’Angiò, re d’Ungheria dal 1342 al 1382, re di Polonia dal 1370 al 1382): una immagine molto eloquente della sua politica interna, e nello stesso tempo un monito, presente sulle monete, sul suo sigillo segreto, su miniature, e su ogni altro oggetto che dovesse portare la firma del re o che avesse a che fare con la sua figura.
Il regno di Luigi il Grande, segnato da riforme e numerose iniziative in tutti i campi, è forse il periodo più luminoso nella storia medievale del Regno d’Ungheria: lo sviluppo economico, sociale, culturale e artistico lo pongono all’altezza delle potenze e delle corti europee medievali.




Insegne Luigi il Grande


La singolarità della decorazione di questa sala del castello carrarese, che si trova al primo piano dell’ala nord, cioè nella parte destinata all’alloggio dei Signori e dei loro ospiti, consiste nella presenza esclusiva delle insegne di un sovrano straniero, seppure alleato. Non compare nemmeno un carro, simbolo dei Carraresi, che si ripete invece in ogni altra decorazione ritrovata finora: la sala del velario che imita un padiglione di tessuto in un roseto e sul soffitto campeggia un enorme carro, le pareti di un sala al piano terra decorate con grandi cornici polilobate contenenti alternativamente il carro e il cimiero di Francesco I, le pareti di una terza sala ricoperte con una finta tarsia marmorea con gli stessi due motivi ripetuti a intervalli regolari. Si tratta di motivi esclusivamente decorativi: le pareti appaiono così come rivestite da preziosi tessuti, tappezzerie o marmi policromi intarsiati, secondo un ricco e raffinato programma autocelebrativo in sintonia con quello della Reggia. La famiglia dei Carraresi si afferma per abilità politiche e accortezza amministrativa già nel XIII secolo, riuscendo poi ad ottenere il governo sulla città e sul territorio di Padova dal 1318 al 1405: un periodo splendido, in cui sviluppo economico, sociale, culturale e artistico vanno di pari passo, innescati da riforme e iniziative in tutti i campi. La corte carrarese, in particolare con Francesco il Vecchio, compete, quanto a potenza politica ed economica, non meno che raffinatezza e cultura, con le altre corti europee.

Sì, perché Luigi d’Ungheria, è cosa nota e documentata dalle fonti, è alleato dei Carraresi avendo in comune un nemico potente e arrogante: Venezia, che sta rapidamente espandendo i propri domini di terra. Nel 1345 re Luigi interviene contro la prepotenza della Repubblica di Venezia che ha subdolamente sottomesso al proprio dominio la Dalmazia, regione che dal 1102 spetta di diritto alla corona di Santo Stefano. La questione verrà conclusa solo con la guerra di Chioggia e con la pace di Torino del 1381 (ratificata nel castello di Diósgyőr), che sancisce la vittoria dei veneziani. Con Francesco il Vecchio i rapporti politici e diplomatici si intensificano e i due signori si sostengono a vicenda con aiuti materiali, ambascerie, ospitalità reciproca, come dettagliatamente riferito nella Cronaca Carrarese dei Gatari, di cui cito solo due episodi: re Luigi nel giugno del 1372 fece sposare Stefano Frangepan, conte di Veglia e principe di Segna con Caterina da Carrara, figlia di Francesco il Vecchio; nel 1378 giungono in dono dal re d’Ungheria al signore di Padova tre carrette cariche di piastre d’oro e d’argento “per fare buona guerra”.

Gli affreschi della cella n. 77 arricchiscono le testimonianze artistiche presenti a Padova riferibili alla figura di Luigi d’Angiò, re d’Ungheria, già noti da tempo: il bassorilievo che raffigura lo stemma sormontato dal cimiero di Luigi, smantellato dalla porta orientale del castello carrarese in occasione della sua trasformazione in carcere (ora conservato nel Museo Civico di Padova); negli affreschi della cappella di San Giacomo al Santo è stata da tempo individuata una raffigurazione del re ungherese nelle tre scene della storia di re Ramiro, legata alla figura di san Giacomo, ma che altri studiosi recentemente hanno più opportunamente interpretato come episodi relativi a Carlo Magno (la decorazione della cappella, commissionata da un fedele collaboratore di Francesco I, ha chiari intenti politici e celebrativi).

Le insegne del re d’Ungheria affrescate in una sala del castello carrarese di Padova sono quindi una ulteriore straordinaria testimonianza dei rapporti tra Francesco il Vecchio Da Carrara e Luigi il Grande d’Angiò, legati da patti di alleanza politica, ma verosimilmente anche da amicizia e ammirazione reciproca: due personaggi di alta levatura politica e culturale che hanno caratterizzato, con la loro figura e le loro opere, due territori, Padova e il Regno d’Ungheria, alla fine del medioevo e alle soglie del Rinascimento.

Per approfondimenti: http://www.muradipadova.it/lic/il-castello-di-padova.html, www. castellocarrarese.org, www.padovanet.it

Patrizia Dal Zotto

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